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Giorni minimi di trading: definizione

Il numero minimo di giorni di trading impone di registrare un numero definito di sessioni attive prima di superare una fase. In genere da 1 a 5 giorni, esclude i superamenti ottenuti con un'unica posizione.

Tre clessidre in una cornice metallica su sfondo chiaro

La regola sembra innocua e a volte si rivela vincolante, in particolare per la sua definizione esatta.

Che cosa richiede

Il contatore riguarda il numero di giornate in cui è stata effettuata almeno un’operazione. La norma si colloca tra 2 e 5 giorni, con alcune firm che ne richiedono uno solo e altre fino a 10.

La regola si applica generalmente a ogni fase in modo indipendente: un percorso in due tappe con 3 giorni minimi per fase richiede quindi 6 sessioni attive in totale.

La sfumatura che conta

Alcune firm richiedono giorni in profitto, non semplicemente giorni di trading. Una sessione chiusa in perdita non rientra allora nel conteggio, il che è sensibilmente più impegnativo.

Altre impongono un guadagno minimo per giornata valida (spesso un importo soglia) per evitare che un trader superi la fase aprendo ogni giorno una micro posizione senza rischio.

Nessuna delle due varianti è visibile nella pagina di vendita, ed entrambe cambiano la difficoltà reale del percorso.

Perché la regola esiste

Prende di mira il candidato che raggiungerebbe l’obiettivo con un’unica posizione sovradimensionata. Un risultato del genere non dimostra nulla sulla costanza e costa caro alla firm in caso di successo.

Ha anche un effetto collaterale favorevole al trader: vieta meccanicamente il tutto o niente, che è il modo più sicuro di fallire su un conto di prop firm.

Il rapporto con la consistenza

Giorni minimi e regola di consistenza si combinano spesso. La prima impone di distribuire l’attività, la seconda di distribuire il risultato. Insieme, rendono impossibile superare la fase in una sola sessione: che è esattamente l’obiettivo perseguito.

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