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Spread: definizione

Lo spread è la differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita di uno strumento. Su un conto di prop firm dipende dalla configurazione della società e costituisce un costo ricorrente spesso sottovalutato.

Monete in euro sparse alla rinfusa

È un costo invisibile nell’estratto conto, eppure presente su ogni operazione.

I due modelli

Lo spread raw riflette la differenza di mercato, a cui la firm aggiunge una commissione per lotto addebitata separatamente. Il costo totale è esplicito e verificabile.

Lo spread maggiorato incorpora il margine della firm nella differenza stessa, senza commissione visibile. Il costo è lo stesso, se non superiore, ma non si vede.

Una firm che annuncia «zero commissioni» applica necessariamente il secondo modello. Non è una pratica scorretta, ma rende più difficile il confronto tra firm.

Perché è decisivo in valutazione

Su un conto in ambiente simulato, lo spread dipende dalla configurazione della società, non da un book di ordini pubblico. Due firm possono quindi applicare differenze sensibilmente diverse sulla stessa coppia nello stesso momento.

L’effetto cumulato è considerevole. Un trader che esegue venti operazioni al giorno su un conto da 100.000 $ con mezzo pip di spread in più paga circa 100 $ al giorno di costo aggiuntivo. Sulla durata di una valutazione, questo può rappresentare una quota significativa dell’obiettivo di profitto da raggiungere.

Che cosa verificare

Gli spread medi non vengono quasi mai pubblicati dalle prop firm. Due approcci permettono di farsene un’idea: aprire un conto demo quando la firm lo offre, oppure consultare le testimonianze dei trader relative specificamente agli strumenti che negozi.

Attenzione infine all’allargamento durante le notizie economiche e all’apertura delle sessioni: una differenza normalmente di mezzo pip può passare a diversi pip, il che fa scattare gli stop a livelli inattesi.

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